Piaccia o no, non c'è Bologna in cima ai pronostici del basket che riparte: per inedito che sia, almeno da molti anni in qua, era comunque previsto. Di qui a dire che Basket City non è più capitale, però, ce ne passa: quel che altrove forse desiderano, da queste parti è ancora tutto da dimostrare. Entrambe rinnovatissime e pertanto da costruire, Virtus e Fortitudo partono alla scoperta di loro stesse spinte da sentimenti diversi: alla diffidenza che accompagna i primi passi del club bianconero, sia da parte di un popolo che ha dimezzato gli abbonamenti che degli sponsor ancora titubanti a sposare il nuovo corso, fa riscontro il rinfrescato entusiasmo con cui la Skipper ha visto accogliere la sua campagna estiva, che da un mercato in economia rispetto al passato ha saputo spremere una squadra sicuramente più quadrata di altre. E lo storico sorpasso delle tessere (3.200 al momento in piazza Azzarita rispetto a Casalecchio) è sicuramente un bel viatico. Se questo clima ha una logica in casa Fortitudo, dove persino l'arrivo di un personaggio scomodo come Pozzecco è stato digerito bene nel contesto di una squadra futuribile nel suo talento, il paradosso vero è la Virtus. Dove il sentimento ostile nei confronti del presidente Madrigali, al quale non è stata perdonata la vicenda Messina, si è rapidamente esteso ad una squadra che al contrario meriterebbe affetto: perchè, più che esser debole, non ha salute. Troppo poco per diventare il parafulmine di altre discordie.
a. cos.
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Fonte: Il Resto del Carlino